Forse l’uccello più amato nonostante sia stato per tanti anni uno dei più maltrattati.
La cicogna ha sempre solcato i nostri cieli ma per diversi decenni non si era più fermata a nidificare in Italia a causa dell’ignoranza, della superstizione (si diceva portasse sfortuna) e quindi delle fucilate di molti.
Al contrario, nei paesi dell’Europa del nord, la cicogna è sempre stata considerata un segno di buon auspicio, tanto che in molte abitazioni rurali si predisponevano piattaforme apposite (anni or sono le ruote dei carri agricoli) sui tetti delle abitazioni nella speranza di ricevere la visita di questo splendido uccello.
Adesso grazie alla nascita di tanti Centri Cicogne sparsi nel nostro Paese, questo animale è tornato con una certa frequenza a trovarci e molto spesso a nidificare qui da noi.
La tecnica usata per far sì che ciò avvenga è abbastanza simile ovunque.
Si predispongono voliere nei pressi dei vari Centri con dentro animali nati in cattività.
Ben visibili dall’alto, queste voliere fungono da richiamo per i soggetti selvatici che attratti si avvicinano. A questo punto si liberano alcune femmine che generalmente non effettuano grandi spostamenti poiché abituate a vivere in gabbia. In questo modo, si possono formare coppie miste che riproducendosi danno alla luce nuovi individui che una volta adulti possono tornare in Africa seguendo la rotta migratoria del padre oppure, se il cibo è abbondante anche in inverno, si trasformano in individui stanziali che a loro volta l’anno successivo fungeranno da richiamo e da partner per i soggetti in migrazione.
Molto è stato detto e scritto sulle cicogne e tra leggenda e realtà si pensava fossero monogame e che addirittura nel caso di morte di uno dei due esemplari l’altro, in alcuni casi, si lasciasse morire.
Ultimi studi hanno dimostrato il contrario, anzi oltre a non essere “fedeli” per tutta la vita in caso di morte del partner si univano, anche a metà della stagione riproduttiva con individui liberi da “impegni”.
Una curiosità è legata alla costruzione del nido.
Le cicogne non intrecciano i rami, ma li depongono a strati e li sistemano continuamente secondo la necessità; l’anno seguente ritornano sempre allo stesso nido (di solito è il maschio il primo ad arrivare) e sopra ai vecchi rami aggiungono materiale fresco e pulito e cosi via d’anno in anno.
Nel nord Europa per esempio è stato rimosso un vecchissimo nido, ormai pericoloso per via delle dimensioni: 2.5 m di diametro per 2 m di spessore, e del peso stimato attorno alla tonnellata!!
Un’altra curiosità è legata al fatto che questo animale è praticamente senza muscolatura dell’apparato vocale e quindi
è pressoché muto. Chi assistite al corteggiamento sicuramente rimarrà colpito del sistema di comunicare che questi uccelli hanno messo a punto: tramite il battito delle due parti del becco riescono a ottenere un suono simile a quello delle nacchere, che sostituisce così il canto classico degli uccelli.
Ho avuto la possibilità di seguire una coppia nei pressi di un’Oasi naturalistica in provincia di Bologna.
È stata un’esperienza unica poiché ho assistito sin dall’inizio alla nidificazione (corteggiamento, costruzione del nido, accoppiamento, schiusa delle uova e crescita dei piccoli).

CI00
Piccoli durante la ginnastica per il volo.
|

CI01
Sagome che si stagliano contro la luna.
|

CI02
Rituali del ritorno al nido.
|

CI03
Accoppiamento.
|

CI04
Atterraggio al nido.
|

CI05
Trasporto di materiali per la costruzione del nido.
|

CI06
Saluto al ritorno al nido.
|

CI07
Accudimento dei piccoli.
|

CI08
Controluce al tramonto.
|

CI09
Controluce al tramonto.
|